Approfondimenti
28 maggio 2008   Il commento di Emilio Martinelli, Yacht Capital
C'è un uomo solo al comando, la sua barca è bianca, la sua maglia è rossa e il suo nome è Giovanni Soldini! Chissà se Mario Ferretti che questa frase pronunciò nel 1949, durante la tappa da Cuneo a Pinerolo del Giro d’Italia, se la prende. Credo proprio di no, perché tra le imprese di Fausto Coppi e quella che ha concluso Giovanni ci sono molte cose in comune. Certo anche molte differenze, ma se il ciclismo è sofferenza allo stato puro cosa dire di una regata in solitario con gli ultimi giorni passati senza chiudere occhio? Non soltanto.
Soli in sella e soli in barca, soli a cercare nelle proprie tasche la lucidità di una scelta tattica vincente, le energie per non rallentare la pedalata o un cambio di vela, le motivazioni per andare avanti. Soli, ma con un sacco di gente attorno. Non soltanto gli avversari, ma anche il pubblico che se per i campioni del pedale sono lungo il ciglio della strada in mare sono quelli che, con le ultime tecnologie, ti ritrovi direttamente sul desktop del tuo computer di bordo. Gente che ti fa domande, che ti saluta, che ti vorrebbe spingere o semplicemente che ti dice che c’è. Quella di Giovanni non è stata però un’impresa giunta inaspettata se i commentatori della transatlantica lo hanno soprannominato “Maestro”. Ma di come abbia vinto, delle sue scelte, di come abbia preso il comando della regata la prima notte e non abbia mai mollato la prima posizione, parla, e a ragion veduta viste le sue quattro transatlantiche e la vittoria del 2005 Franco Ciccio Manzoli.
A me quello che affascina è quella specie di elettrocardiogramma che è la rotta di Telecom Italia sulle carte che giorno per giorno, ora per ora, sul sito di Giovanni raccontavano la storia. Una traccia che, riletta ora, magari ascoltando la voce di Gio nelle sue telefonate da bordo, o guardando i suoi video, acquista un sapore diverso. Non quello della battaglia, del duello con Boris, con Thierry, con Louis, con Alex, con tutti gli altri della Class 40, non quello della gara sportiva, di quella della “lotta con gli elementi naturali” ma quello di un’avventura alla fine fatta di tutto quanto si vive anche a terra: gioie, crisi, sbalzi d’umore, contrattempi, momenti felici e altri no. Con in più quella fatica, quella sofferenza, che esce nei tratti dove il segno della rotta si spezza, orza, puggia, perde la sua linearità e diventa lo specchio, forse, della solitudine vera.
Ecco, credo che ripercorrere quella rotta serva da un lato a capire come tecnicamente Giovanni ha vinto, ma soprattutto perchè la vittoria di Giovanni non si conclude soltanto nel suo essere arrivato primo.
  
  
Emilio Martinelli – Yacht Capital